Ascolta la tua radio preferita!!!

14/10/07

Rifiutiamo la diossina!!!




Rifiutiamo la diossina e con essa la morte!!!
No alle ecoballe!!!
No agli inceneritori!!!!
No alle discariche abusive della camorra!!!
No ai rifiuti tossici delle fabbriche del nord!!!!
No alla morte!!!!!

13/10/07

Rassegna stampa antimafia!!!!

Processo “talpe”: Accordo con Cosa Nostra? I pm ridimensionano l’accusa
11 ottobre 2007

Palermo. Inaspettata la precisazione in aula della pubblica accusa al processo sulle “talpe” che in questi giorni sta trattando il capitolo sulle “fughe di notizie” contestate al Presidente della Regione Totò Cuffaro. I pm Michele Prestipino, Maurizio De Lucia e l’aggiunto Pignatone che stanno processando il Governatore, scelgono la fase della requisitoria per ufficializzare le motivazioni che li hanno condotti a contestare al politico il reato di favoreggiamento aggravato e non quello di concorso esterno. Secondo i pm non ci sarebbe la prova dell’accordo tra Guttadauro e Cuffaro di candidare alle regionali del 2001 Mimmo Miceli. «Se vi fosse saremmo in presenza di una responsabilità di concorso esterno in associazione mafiosa». Da qui la scelta di ascrivere a Cuffaro il solo favoreggiamento aggravato. Una valutazione che aveva portato a una spaccatura all’interno del pool originariamente costituito anche dai magistrati Nino Di Matteo e Gaetano Paci, dissidenti proprio sulla linea accusatoria adottata dai colleghi e quindi dimissionari dal processo. Una discrepanza di metodo e di opinioni che aveva portato a uno scisma anche all’interno della Dda con altri sostituti procuratori anche loro sostenitori della linea più dura. Le dichiarazioni di De Lucia, echeggiate dalle prime agenzie stampa, non sono comunque rimbalzate nel vuoto, suscitando dagli uffici giudiziari la secca risposta del procuratore aggiunto Alfredo Morvillo: «Quelle espresse in aula su Cuffaro sono valutazioni individuali dei due sostituti titolari del processo. La linea dell’ufficio è quella nota a tutti, ovvero quella consacrata nella riapertura dell’indagine del procedimento per concorso esterno in associazione mafiosa, richiesta pienamente accolta dal giudice per le indagini preliminari». Un’inchiesta che a quattro mesi dalla riapertura attende di essere assegnata dal procuratore capo Messineo, il quale cercando di smorzare i toni sulla vicenda ha precisato:«Niente guerra, niente spaccatura. Escludo che si possa parlare di una situazione conflittuale così grave. C'é una discussione in atto sulle strategie processuali e sulla conduzione di determinati procedimenti, sulla quale rifletteremo nelle debite sedi». Messineo che ieri era fuori sede ha poi affermato: «Conto di incontrare al più presto i due pm per procurarmi altre e più puntuali informazioni sulle caratteristiche delle valutazioni da loro espresse in udienza non ero al corrente della loro iniziativa, ne parleremo insieme appena possibile».Intanto De Lucia e Prestipino hanno continuato in aula la contestazione sulle responsabilità di Cuffaro, definendo la sua linea difensiva “antimafia di facciata” che con i suoi manifesti tesi a depistare e ingannare l’opinione pubblica esordiva con “la mafia fa schifo”.
Che Cuffaro sia stato al corrente che Miceli, suo candidato, fosse in contatto anche con Guttadauro non v’è alcun dubbio. «Nel momento in cui il presidente dà notizia a Mimmo Miceli del fatto che a casa di Guttadauro c’è una microspia – ha detto De Lucia – egli sa benissimo dei rapporti che intercorrono tra Miceli e il capomafia di Brancaccio. In questo momento lui è consapevole di stare agevolando non solo il boss, ma l’intera cosa nostra, perché consente ai mafiosi di sfuggire alle indagini che grazie a quelle microspie stavano svelando segreti e retroscena dell’organizzazione». Sul capitolo relativo alla fuga di notizie il pm si è soffermato anche nei giorni scorsi. «Cuffaro risponde di due delitti di favoreggiamento riconducibili a due vicende: quella delle informazioni ad Aiello, Ciuro e Riolo sulla loro sottoposizione a indagini nell’ottobre 2003 e la vicenda della rivelazione di microspie nell’appartamento di Guttadauro nella primavera estate del 2001». Nel secondo caso De Lucia ha affermato che dei tre episodi contestati a Cuffaro uno solo ha trovato conferma nelle dichiarazioni di un “personaggio chiave” del processo “talpe”: il collaboratore Salvatore Aragona. Rifacendosi alla motivazione della sentenza Miceli (condannato in primo grado a otto anni per concorso in associazione mafiosa), il magistrato ha affermato che non vi sarebbero prove sufficienti a sostegno della prima narrazione di Aragona riguardo la diffusione della notizia sulle indagini del Ros giunta a Miceli da Cuffaro e Borzacchelli. L’incontro a cui si riferisce De Lucia è quello relativo all’incontro all’Hotel Quark di Milano del 29 marzo 2001. Nel capoluogo lombardo Miceli si era recato nel tentativo di ricevere un aiuto da Aragona per gestire la delicata situazione che si era creata a Palermo, dove si trovava a mediare tra il Presidente Cuffaro e il boss Guttadauro per la designazione del candidato Priola (legale del boss). In quell’occasione l’ex assessore alla sanità di Palermo gli avrebbe rivelato l’esistenza delle indagini sul capomandamento di Brancaccio ma secondo il giudice di primo grado Raimondo Loforti «non sono emersi elementi di conferma sul presunto ruolo di informatore che, come affermato da Aragona, l’imputato (Miceli) avrebbe svolto in quei giorni».
Il secondo “anello” debole dal punto di vista probatorio sempre secondo De Lucia, riguarderebbe la cena del 24 giugno 2001 al Riccardo III di Monreale, dove Aragona aveva appreso da Miceli, a sua volta informato da Borzacchelli e Cuffaro, dell’esistenza di più microspie in casa Guttadauro. Anche qui il pm ha confermato l’assenza di riscontri diretti. Il contrario invece era emerso durante la requisitoria del processo Miceli esposta dai pm Nino Di Matteo e Gaetano Paci. Secondo questi e il giudice che le ha confermate, le dichiarazioni di Aragona trovavano riscontro oltre che dalla testimonianza di Riolo, anche da quella di Renato Vassallo comune amico di Miceli e Aragona che la sera del 24 si trovava al “Riccardo III”.
Il teste aveva raccontato dettagliatamente lo svolgimento della serata in cui avevano cenato per festeggiare la fine della campagna elettorale del presidente Cuffaro. «Dopo aver illustrato i suoi rapporti di amicizia con Aragona e Miceli, Vassallo ha precisato che era giunto presso il locale in compagnia del primo, che insieme avevano preso posto allo stesso tavolo di Cuffaro, dove si trovavano anche altre persone (…) la serata si era svolta normalmente, fino alla conclusione del banchetto e fra gli invitati era presente pure il Mar.llo Borzacchelli».
«Nel momento in cui avevano deciso di andare via il teste era uscito dal ristorante prima di Aragona, per andare a recuperare l’auto, ed aveva notato un folto gruppo di persone, fra cui Miceli ed Aragona, che parlottavano fra loro sotto il porticato di ingresso: il fatto non lo aveva colpito in modo particolare, in quanto aveva pensato che si attardassero nei saluti. Al suo ritorno, aveva assistito ad un’animata discussione fra Miceli ed Aragona che, molto alterati e preoccupati, parlavano della scoperta di microspie in casa Guttadauro, esprimendo tutta la loro rabbia». Vassallo aveva descritto la concitazione e le parole che erano rimbalzate tra Miceli e Aragona entrambi in preda a un delirante confronto. La sua deposizione dunque aveva confermato la narrazione di Salvatore Aragona raccontando anche il seguito della serata al termine della quale, durante la corsa in auto per raggiungere il cognato del boss a Bagheria (verosimilmente Vincenzo Greco), il teste aveva avuto una discussione con Aragona perché non voleva essere coinvolto nella questione. «La sorpresa – aveva concluso il giudice – e la reazione immediata che tanto hanno colpito il teste concorrono dunque ad accreditare la versione di Aragona e ad individuare l’imputato (Miceli) come l’effettivo latore delle informazioni ricevute dal collaboratore quella sera». Inoltre «la descrizione dell’incontro appartato di Miceli con Borzacchelli e con Cuffaro, nel corso del quale il primo sarebbe stato messo a sua volta al corrente delle rivelazioni, risulta invece riportata solo dalle dichiarazioni di Aragona. Ma il fatto che tale aspetto, relativo alle modalità di apprendimento di Miceli, non ha trovato riscontro, non è sufficiente a screditare anche l’altra parte del racconto». Quella parte cioè che risulta invece confermata dalla ricostruzione di Riolo il quale aveva dichiarato che, nel periodo di poco precedente al ritrovamento delle microspie, aveva confidato al Maresciallo Borzacchelli proprio dell’esistenza di microspie a casa di Guttadauro ed il coinvolgimento di Mimmo Miceli in quelle indagini. Ragion per cui Borzacchelli quel 24 giugno sapeva delle indagini. Riolo aveva poi raccontato di aver parlato nuovamente della questione con il sottufficiale e Cuffaro alcuni giorni dopo il ritrovamento delle microspie, rilevando «senza fornire altre indicazioni sui passaggi intermedi della notizia» che quest’ultimo «risultava già al corrente della circostanza».
Riguardo Aragona va detto che già dall’estate del 2002, rimaneva l’unico dei soggetti interessati a collaborare con la giustizia e l’unico a riferire alcune delle parole più compromettenti per il Governatore captate da quelle famose microspie.
A detta di Aragona la frase più “pericolosa” registrata era: «“ma allora avevano ragione” o qualcosa di simile». All’epoca però quella frase non risultava ancora agli atti del processo. L’espressione a cui si riferiva Aragona “Veru, ragiuni avia Totò Cuffaro” era emersa in dibattimento solo molti mesi dopo durante la deposizione del maresciallo del Ros Giorgio Riolo. Quella esclamazione fatta dalla moglie del boss durante il ritrovamento della prima “cimice” verrà trovata nelle bobine non trascritte dei Carabinieri. Dei tre episodi relativi alle “fughe di notizie” fin’ora attribuiti a Cuffaro in favore di Guttadauro, stando alle prime agenzie dunque, se ne accerterebbe uno solo: quello relativo al 12 giugno 2001. Data in cui Mimmo Miceli incontrandosi nella sua segreteria politica con Salvo Aragona gli riferisce che era stata intercettata una telefonata in cui “Peppino” parlava al telefono con “Mimmo”. La fonte della notizia, ha precisato De Lucia, è Cuffaro. «Questa informazione portò tre giorni dopo alla scoperta e alla neutralizzazione dell’indagine». La lettura del capitolo sulle “fughe di notizie” di De Lucia ha suscitato l’immediato compiacimento della parte difensiva del Presidente della Regione. «Quello che abbiamo ascoltato – hanno commentato compiaciuti i legali di Cuffaro Caleca e Mormino – è un atto processuale estremamente importante, abbiamo assistito a un ridimensionamento significativo dell’accusa». I pm a loro volta non hanno replicato ma il giorno seguente in aula hanno spiegato che «per ipotizzare il concorso esterno è necessario che vi sia un rapporto con l'associazione mafiosa e la volontà di interagire con le condotte altrui. Ovvero la ritenuta sussistenza di un preciso patto criminoso». I magistrati hanno quindi rilevato che «il punto cruciale è la candidatura di Mimmo Miceli alle regionali del 2001». «Se vi fosse la prova - ha detto De Lucia - che tale candidatura è stata concordata con Guttadauro, saremmo in presenza di una responsabilità di concorso esterno in associazione mafiosa per Cuffaro. Dagli atti, però, non emerge la prova di questa condotta. Non sono ritenute, infatti, prove sufficienti le dichiarazioni di Aragona e le conversazioni intercettate a casa Guttadauro sulle manovre pre-elettorali». Una valutazione non condivisa però da molti colleghi della Procura che attendono l’avvio dell’inchiesta-bis sul Presidente Cuffaro accusato di concorso alla mafia.

Silvia Cordella
(tratto da: www.antimafiaduemila.com)

Rassegna stampa delle notizie non dette!!!!

Ecco un esempio lampante di informazione censurata!!! Nessuno ha parlato di questo!!!
Nessuno ha detto dell'intervento dell Aja nei confronti degli USA per il trattamento di prigionieri messicani privati dei loro diritti sanciti dalla convenzione di Vienna!!!
Ecco l'informazione di regime che vige in Italia!!!! Ed il dittatore è formato da una CASTA enorme di politicimprenditorimediciavvocatigiudiciprefettimafiosi che governa l'Italia!!!!

José Ernesto Medellin
USA. BUSH CONTRO TEXAS PER CASO MESSICANO




7 ottobre 2007: nel chiedere la revisione del caso di un condannato a morte messicano in Texas, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush invoca un verdetto della Corte penale di Giustizia dell'Aja, pur ribadendo la propria opposizione all'interpretazione che la Corte stessa ha dato della Convenzione di Vienna sui diritti legali dei prigionieri.


Il caso del Texas, relativo a José Ernesto Medellin, condannato per l'omicidio di due adolescenti nel 1994, verrà discusso questa settimana dalla Corte Suprema Federale, alla quale spetta l'ultima parola sulla decisione di offrire o meno la possibilità di nuovi processi a Medellin e ad altri cinquanta messicani condannati a morte negli Stati Uniti.


La Corte dell'Aja, su richiesta del Messico, ha censurato nel 2004 il comportamento degli Usa perché, violando la Convenzione di Vienna sui diritti legali dei prigionieri, non avrebbero informato i detenuti di cittadinanza messicana del loro diritto di chiedere assistenza legale alle autorità consolari del loro Paese.
Nel documento presentato alla Corte Suprema Usa, l'amministrazione Bush ribadisce la propria ferma opposizione ad applicare altre decisioni della Corte dell’Aja a casi penali dei singoli stati: "Il presidente non concorda con l'interpretazione della Convenzione di Vienna fatta dalla Corte Penale".


Però, in questo caso, ha accettato di avallarla perché ignorarla provocherebbe danni agli interessi americani all'estero.


Il Texas, da parte sua, sostiene che né Bush né la Corte Internazionale hanno voce in capitolo nel caso Medellin.


(Fonti: Ansa, 07/10/2007)

11/10/07

Ideologie da idioti!!!!

Da l' ESPRESSO

Giovani da Bolzano nei campi di concentramento SS, per gridare 'Sieg heil'. O per farsi ritrarre con l'accendino sotto le immagini delle sinagoghe bruciate. In esclusiva le foto del 'turismo dell'Olocausto'


Sono l'avanguardia dell'orrore, quella capace di superare ogni limite. Nazisti pronti all'insulto più estremo, all'oltraggio di qualunque memoria. Eccoli, fare il saluto hitleriano davanti al cippo che ricorda il forno crematorio di Dachau. Mettersi in posa compiaciuti accanto a quella scritta agghiacciante 'Arbeit macht frei' sul cancello che migliaia di ebrei hanno varcato una sola volta. Poi mostrare le loro magliette con le machine-pistol usate dai guardiani per abbattere chi non obbediva ciecamente agli ordini. E sfoggiare le t-shirt con la sagoma delle SS davanti al monumento ispirato dall'intreccio dei corpi scheletrici nelle fosse comuni. Istantanee di una gita che incenerisce i confini della decenza, scattate per renderle oggetto di culto tra i camerati, come per dimostrare un primato ideologico: avere inneggiato al führer del Terzo Reich nel luogo dove l'Olocausto venne concepito. Dachau, a pochi chilometri da Monaco di Baviera, è il primo lager, quello in cui furono rinchiusi gli ebrei catturati nella 'Notte dei cristalli' e gli oppositori del regime, quello usato per sperimentare il genocidio.

Le foto che 'L'espresso' pubblica in esclusiva sono state sequestrate dai carabinieri del Ros di Bolzano durante un'inchiesta sui naziskin altoatesini. Erano conservate da alcune delle persone ritratte, che le esibivano con orgoglio ai loro accoliti. I sette camerati ripresi nelle immagini hanno patteggiato condanne comprese tra 12 e 30 mesi di carcere: l'ultima sentenza risale a poche settimane fa. Ma ai fini della pena questo reportage incredibile non ha avuto effetti: per il codice penale italiano il turismo dello sterminio non ha rilevanza. Nemmeno la legge Mancino, quella creata nel 1991 per porre freno all'ondata montante di razzismo, ha ipotizzato un tale baratro di disprezzo. Il procuratore capo Cuno Tarfusser e il pm Axel Bisignano nel sostenere l'accusa contro la banda di gitanti a Dachau non hanno potuto far pesare quello sfregio alla Memoria. Eppure il fenomeno dei tour nazisti è in crescita costante: dai luoghi hitleriani classici si passa sempre più spesso a incursioni antisemite. Che precipitano dalla goliardia alla vergogna. Come definire altrimenti la foto, sequestrata dal Ros nella stessa operazione, che ritrae i due naziskin con l'accendino in mano sotto la lapide che ricorda la prima sinagoga incendiata in Germania durante la 'Notte dei cristalli'? In quella vacanza a Potsdam, in Brandeburgo, nel luogo del primo assalto delle camicie brune, la formazione è la stessa. Sono sette italiani dell'Alto Adige, inquadrati come militari, capeggiati dal 'comandante' Armin Sölva e dal suo vice Christoph Andergassen. Hanno dai 18 ai 26 anni e nonostante le sentenze restano a piede libero.L'organizzazione di Sölva e Andergassen è la Südtiroler Kameradschaftsring per la lotta di liberazione del Sudtirolo, con tanto di statuto messo nero su bianco: tra gli obiettivi, l'istigazione all'odio razziale e la venerazione di Hitler e ai suoi gerarchi. Una fede malvagia celebrata, secondo i risultati delle indagini, con minacce, pestaggi e devastazioni. Che li trasforma nell'avanguardia di una rete nera che attraversa l'Europa e che vede sfilare fianco a fianco camerati di ogni paese, spesso divisi da questioni etniche, come accade tra sudtirolesi e italiani, ma pronti a fare fronte comune con il braccio teso. Identici gli slogan, testimoniati anche dalle magliette indossate nel lager bavarese. In una foto si vede Armin Sölva inginocchiato, mani giunte in atto di ringraziamento per lo sterminio, nella cappella che ricorda i 3 mila sacerdoti cattolici deportati. In un'altra, due camerati entrano nell'edificio centrale del campo dove è allestita la mostra sul Terzo Reich e in tenuta da skinheads posano sorridenti davanti alla grande scritta SS. Altri due compaiono vicini a una celebre frase della propaganda del Reich: 'Unsere Letzte Hoffung. Hitler' (la nostra ultima speranza: Hitler). Indossano t-shirt con l'immagine di un soldato tedesco e di supporter di estrema destra, sempre dentro il campo di Dachau. Poi di spalle, piegati, con l'immagine di un mitragliatore su una t-shirt e sull'altra la scritta 'Siamo dei criminali convinti', spingono giù il cippo di marmo eretto dove sorgevano i forni crematori. In un'altra immagine due del gruppo si mettono davanti al muro di cinta, sono ai lati di un cartello che indica la linea oltre la quale le guardie sparavano sui deportati:si immedesimano negli aguzzini degli ebrei.

Il lager, un monumento che dovrebbe essere tutelato in nome dell'intera umanità, appare incustodito.

Nessuno ferma questi giovani altoatesini dal look inconfondibile. Si sono mossi indisturbati per ore, padroni del campo di sterminio dove non è stato nemmeno possibile stabilire un bilancio del massacro: dei 206 mila reclusi registrati, almeno 43 mila persero la vita. Ma si ritiene che molti deportati non venissero segnati nella contabilità del genocidio e che negli ultimi mesi del 1945 malattie e denutrizione fossero più letali delle SS: gli americani scoprirono 39 vagoni ferroviari colmi di cadaveri spettrali. Un inferno, che adesso serve come fondale per le foto-trofeo dei 'figli del Führer'.

Le trasferte in Germania e in Austria del gruppo altoatesino non servono solo per il turismo dell'orrore: sono fondamentali per consolidare i legami con le altre formazioni di estrema destra. I carabinieri dei Ros hanno infatti scoperto rapporti con almeno tre gruppi tedeschi e due austriaci con sede a Innsbruck, Vienna, Linz, Dresda, Berlino, Monaco e Norimberga. In una foto Sölva e Andergassen sono nella sede della Npd, il partito tedesco di estrema destra, con due rappresentanti del movimento politico berlinese: uno di questi è lo stesso uomo che ha accompagnato Sölva a Potsdam e che forse ha fatto da guida turistica nei lager.

È in questi raduni che si saldano anche i rapporti fra i neonazisti altoatesini di lingua tedesca e quelli italiani. A Passau, nella manifestazione per ricordare Rudolf Hess, l'enigmatico delfino di Hitler diventato uno dei miti nazisti, hanno marciato insieme. In una foto si vede in primo piano il gruppo di altoatesini e dietro sfilano gli aderenti al Fronte Veneto Skinheads, oggi rappresentati da Giordano Caracino, 28 anni. Secondo i rapporti dei carabinieri, nel marzo 2006 a Braunau am Inn, paese natale di Hitler, giovani del Fronte Veneto e naziskin da Roma, Verona, Trieste hanno sfilato e gridato slogan dentro un capannone: "Siamo tutti figli del Führer e discepoli del Duce". Erano presenti anche gli skinheads dei Braunau Bulldog, che nel 2005 fecero una gita a Mauthausen e dopo se ne andarono in una pizzeria a festeggiare: in Austria lo scandalo diventò un caso politico. Ma il loro gesto è diventato un modello da imitare, anche per i bolzanini. Che nelle istantanee posano davanti al cippo del forno crematorio di Dachau, dove una scritta invita alla riflessione: 'Pensate a come noi morimmo qui'. E loro invece alzano il braccio e gridano 'Sieg heil!'.

(11 ottobre 2007)

Cacchio sono tra i finalisti!!!

Sono tra i finalisti e per poco non me ne accorgevo nemmeno!!! WOW!!!


"Carissimi amici blogger, dopo aver guardato più di 500 blog, aver discusso, vagliato e confrontato, ecco che abbiamo selezionato i blog finalisti per IBIS 2007!
Questi sono i blog che partecipano sia alla sezione Interactive Award che ai premi di categoria.
Tra un paio di giorni prenderà il via la prima fase del concorso, "Interactive Award", in cui sarete tutti voi a votare il vostro blog preferito, decretando il primo vincitore di IBIS 2007!
Per il momento vi lasciamo l'elenco dei finalisti, scrutateli ben bene...
Con un nuovo post pubblicheremo le modalità per esprimere la vostra preferenza e da quel momento in poi saranno aperte le votazioni!
A Novembre, durante la kermesse finale, la giuria esaminerà questi stessi blog per l'assegnazione dei singoli premi di categoria e per il titolo di miglior blog di IBIS 2007.

Buon divertimento!
Lo staff di IBIS 2007

http://acquaragia.splinder.com/
http://adriennethewitch.splinder.com/
http://amahoro.splinder.com/
http://ameliando.splinder.com/
http://angolodegliesperimenti.splinder.com/
http://annavercors.splinder.com
http://antoniovergara.wordpress.com/
http://articolo-21.splinder.com/
http://bambolina1985.splinder.com/
http://blog.alex2000.it/
http://blog.libero.it/liz/view.php?reset=1&id=liz
http://blog.libero.it/maredema/
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http://www.robertomontani.com/
http://www.rosse86.splinder.com/
http://www.tigulliovino.it/vinopigro/index.html
http://www.troviamoibambini.it/
http://www.unavignetta.splinder.com/
http://www.vinix.it/areaBlog.php" (tratto da http://ibisaward.splinder.com/)

09/10/07

Grazie Joiyce!!!!

Tratto da http://blog.libero.it/joiyce/view.php?reset=1&id=joiyce
"D'incenerimento si muore.
Esperti di elevata caratura scentifica, parlano dei danni alla salute umana e all'ambiente derivati dall'incenerimento dei rifiuti. La conferenza si è svolta a Torino pochi giorni fà, in video conferenza con Palermo Il Dott. Ernesto Burgio Pediatra parla
degli effetti di sostanze inquinanti nei corpi dei più piccoli. Non aggiungo altro, gurdatevi il video."



Rassegna stampa!!!

L'Italia è un'associazione mafiosa a conduzione familiare!!!

E' uno schifo girarsi attorno e vedere politici mafiosi che si fanno le leggi per proteggersi dai magistrati!!!!

E' uno schifo vedere politici di sinistra avere gli stessi atteggiamenti di Berlusconi!!!

E' uno schifo vedere come viene trattato Santoro, che io non stimo tanto come giornalista, ma che ha fatto davvero una bella trasmissione, dove si può parlare in libertà (o forse dovrei dire si poteva vista la censura imminente!!!)

L'Italia non è solo questo certamente, ma questo non basta per stare a casa seduti sulla poltrona a non fare nulla!!!

La mafia è una montagna di merda!!!! Il parlamento è una montagna di merda!!! I politici sono una montagna di merda!!!

Brindisi, 09/10/2007

Operazione DIA: 12 arresti per estorsioni e drogaImportante operazione anticrimine delle Direzioni Investigative Antimafia di Lecce e Bari.

Nella mattinata di oggi è stata sgominata una associazione di tipo mafioso operante a Brindisi e provincia. Agli arresti sono finiti 12 individui accusati di appartenere ad un'associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti tra Brindisi e Durazzo, alle estorsioni con l’utilizzo di attentati incendiari, danneggiamenti e furti, nonchè al riciclaggio di denaro provento di attività illecite. L’operazione, denominata "Berat-Dia", si è sviluppata sostanzialmente su due tronconi, quello del traffico di droga e quello delle estorsioni. Entrambi i filoni, però, sarebbero riconducibili ad un sodalizio criminale capeggiato da Giuseppe Raffaele Brandi, esponente di spicco della Sacra Corona Unita condannato con sentenza definitiva, e dal fratello Francesco Giovanni. Le indagini avrebbero accertato come l'organizzazione, anche al fine di imporre servizi di protezione e guardiania alle aziende, commetteva furti, danneggiamenti ed estorsioni ai danni di imprenditori edili, agricoli e commerciali. In tale ambito rientrerebbe anche l'attentato di San Silvestro contro la Peritas Srl, i cui silos, contenenti sostanze altamente tossiche, furono colpiti da alcuni colpi di fucile.

L'atto, secondo gli inquirenti, sarebbe derivato dal mancato affidamento dei servizi di guardiania ad alcuni gruppi vicini ai malavitosi arrestati nell'operazione odierna. Sul versante del traffico internazione di sostanze stupefacenti gli investigatori hanno accertato l’importazione dall’Albania di ingenti quantitativi di eroina e cocaina. Secondo l'accusa l'organizzazione faceva riferimento a "I fratelli Semaforo" Arben e Viktor Lekli, ed ai brindisini Antonio Lococciolo e Gianfranco Contestabile, appartenenti al clan "Brandi".

Nell’operazione sono rimasti coinvolti anche un noto gioielliere di Carovigno, Fiorenzo Borselli, ritenuto responsabile di aver svolto attività finalizzate a riciclare presso il casinò di Venezia denaro sporco (50.000,00 euro), Giuseppe Di Gerardi indicato come uomo di fiducia dei fratelli Brandi.

Tra gli indagati anche Massimiliano Oggiano, capogruppo di Alleanza Nazionale al Consiglio Comunale di Brindisi. A suo carico vi sarebbero le accuse di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione elettoraleInfine la Dia ha sequestrato beni mobili ed immobili per un valore complessivo di un milione di euro nella disponibilità di alcuni dei destinatari dei provvedimenti cautelari. (tratto da www.brundisium.net)

INTERCETTAZIONI TRA BERLUSCONI E CUFFARO NON DISTRUGGETELE

4 ottobre 2007


PALERMO. Sarà il capo della procura di Palermo Francesco Messineo a rappresentare l’accusa nell’udienza in cui il gup Fabio Licata dovrà decidere se distruggere o meno le bobine relative alle conversazioni telefoniche intercettate tra l’ex premier Silvio Berlusconi e il Presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro. Era stato infatti il procuratore capo appena insediato nell’ufficio palermitano a firmare per la revoca della distruzione di quelle bobine. Lo aveva fatto il 20 giugno scorso argomentando che seppure le intercettazioni non avrebbero avuto un rilievo probatorio nei confronti dell’on. Cuffaro, sotto processo per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e attualmente indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, le telefonate avrebbero potuto autonomamente rappresentare una fonte di prova imputabile ad altri soggetti politici e pubblici ufficiali. Uno fra tutti Silvio Berlusconi a cui potrebbe essere contestata la fuga di notizie relativa a informazioni vincolate dal segreto istruttorio. Le conversazioni in questione sono quelle registrate a cavallo tra il 2003 e il 2004, relative all’inchiesta sulle “talpe” che aveva appena portato all’arresto del maresciallo del Ros Giorgio Riolo, il maresciallo della Dia Giuseppe Ciuro e il manager della sanità Michele Aiello. Tutti personaggi legati a doppio filo con Totò Cuffaro il quale evidentemente temeva di fare la stessa fine. Il blitz infatti era scattato il 5 novembre 2003 e la prima intercettazione con il Cavaliere risale a qualche giorno dopo. In quelle telefonate ma soprattutto in una che nemmeno era stata trascritta perché ritenuta irrilevante, il Cavaliere di Arcore avrebbe rassicurato Cuffaro di aver saputo che nei suoi confronti ci sarebbe stato un orientamento favorevole all’interno di “alcuni” uffici. Berlusconi avrebbe anche riferito al leader dell’Udc siciliana di aver appreso dall’ex ministro dell’interno Beppe Pisanu che la situazione sarebbe stata tutta sotto controllo. Queste ed altre erano state le conversazioni destinate ad essere neutralizzate secondo una disposizione del gip che affidò l’incarico di distruzione alla Procura. Il decreto però era stato sospeso a causa di un durissimo scontro all’interno della Dda di Palermo fra pm favorevoli e contrari all’eliminazione di quelle prove. Un empasse sbloccato il 20 giugno scorso da Messineo firmatario della richiesta che potrebbe salvare quelle intercettazioni. All’udienza di venerdì prossimo, nel quale il gup si riserva di ascoltare le parti, hanno già annunciato la loro presenza gli avvocati dell’ex premier: Nicolò Ghedini e Ugo Minacci.

Silvia Cordella (tratto da www.antimafiaduemila.com)

CASO DE MAGISTRIS: SIAMO ALL'ASSALTO ALLA BAIONETTA
Inviato da : redazione Mercoledì, 26 Settembre 2007 - 20:22

Caso De MagistrisIl commento di Gioacchino Genchi*

Siamo all’assalto alla baionetta. Quando si toccano i “Santuari” della politica e dei potentati economici, queste reazioni sono prevedibili.L’ho detto anni fa e lo ribadisco adesso.Non mi sorprende nemmeno la tempistica con cui arriva l’interpellanza del capogruppo dell’UDEUR alla Camera, di cui rispetto comunque le prerogative parlamentari.Dopo il violento attacco personale del Ministro Mastella, solo perché ho accettato - com’era mio dovere – di eseguire alcune accertamenti tecnici su alcuni suoi “amici”, dirette dal Pubblico Ministero di Catanzaro Luigi De Magistris, l’iniziativa del capogruppo del suo partito alla Camera non è altro che una delle tante conferma di quanto di peggio sta accadendo in questi giorni.Probabilmente le ire e le preoccupazioni di Mastella e dei suoi “amici” vanno ben oltre le ultime vicende di Catanzaro e riguardano altri fatti e altri suoi “amici” e “compari”, di cui – com’è noto - mi sono occupato e mi sto occupando per conto di ben altro ufficio giudiziario.Non è la prima volta che vengo fatto ad oggetto di attacchi parlamentari, solo e soltanto per avere fatto il mio dovere.In occasioni di precedenti e di analoghe iniziative ispettive, sebbene portate avanti da parlamentari della precedente coalizione di governo, ho molto apprezzato la completezza e l’obiettività della risposta fornita dal Ministro dei rapporti col Parlamento dell’epoca Carlo Giovanardi (dello stesso partito e della stessa coalizione dell’interpellante dell’epoca), di concerto col Governo ed a seguito delle accurate ispezioni dei Ministeri della Giustizia e dell’Interno.A parte questo, non ho mai avuto bisogno della fiducia dei Governi che si sono succeduti, per fare bene il mio lavoro.Mi è bastata e mi basta la fiducia e la stima di tanti magistrati per bene, con cui lavoro. Magistrati bravi, onesti e coraggiosi, come Luigi de Magistris.Magistrati che in Italia hanno ancora il coraggio di fare il loro lavoro, non curanti dei rischi che corrono.Una volta c’era solo da guardarsi dalle aggressioni della Mafia.Oggi c’è da preservarsi da altre insidie e pericoli.Le insidie ed i pericoli che si colgono all’orizzonte sono per lo stato di diritto, per l’indipendenza della magistratura, per la libertà di stampa e per l’essenza stessa della democrazia.Ringrazio della solidarietà i tanti magistrati, poliziotti, carabinieri e giornalisti che si stanno affrettando a telefonarmi.Ho la coscienza a posto di avere fatto solo e soltanto il mio dovere.Sono sereno e continuo a fare il mio lavoro, fino a quando in Italia potrà respirarsi l’ultimo anelito di libertà e fino a quando ci saranno magistrati liberi, indipendenti e coraggiosi che mi chiederanno di farlo.

*Gioacchino Genchi*Consulente informatico delle procure

(tratto da http://www.antimafiaduemila.com/)

05/10/07

Storia della musica!!!







Tre canzoni diverse che sono, in maniera diversa, tre autobiografie!!!
Raccontano di momenti particolari della vita degli artisti tracciando un quadro comune di solitudine!!!

Miti della musica!!!!



Demetrio era capace di suonare due strumenti contemporaneamente.... il pianoforte e la sua voce!!!!
E' una voce che sembra una chitarra!!!

Graffiante e piena la sua voce era un alchimia, un misto di potenza e libertà, di irriverenza e precisione, un canto ed il suono di una chitarra fusi in un armonia perfetta!!!

Grande Demetrio Stratos!!!!

04/10/07

Rifiuti, la storia infinita!!!!

Inceneritore, nuova beffa: slitta l’apertura
Scritto da Corrado Castiglione da il Mattino, 02-10-2007





Torna la spazzatura nelle strade del capoluogo, così come nell’hinterland a nord di Napoli e in alcune zone del Casertano: l’emergenza rifiuti in Campania non è affatto superata. D’altro canto, dietro un rosario di scadenze non rispettate la preoccupazione diffusa è che per il 2008 non si riesca a passare all’auspicata gestione ordinaria del ciclo integrato.
L’inceneritore di Acerra è ben lontano dall’ultimazione prevista in autunno dal cronoprogramma aggiornato illustrato da Fibe alla commissione parlamentare nel sopralluogo tenuto a maggio. A lanciare l’allarme sono le imprese impegnate nella costruzione, ormai ferme perché non percepiscono fondi dal 2006 (30 milioni di euro) che restano bloccati per effetto del sequestro disposto dalla magistratura nei confronti di Impregilo (per un importo complessivo di 750 milioni di euro) nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria in cui si ipotizzano reati di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture. Lo stato di avanzamento dei lavori è fermo all’80 per cento. I posti di lavoro sono a rischio. L’effetto è devastante: è già saltata la prima data fra quelle indicate dalla commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti (presieduta dal senatore Roberto Barbieri), vale a dire quella del 25 settembre, e pure la seconda - quella del 24 ottobre - sembra destinata a non essere rispettata. E per questo oggi ci sarà un altro vertice in prefettura, al quale prenderanno parte i rappresentanti delle imprese, il presidente dell’Unione industriali di Napoli Gianni Lettieri e il prefetto e commissario straordinario ai rifiuti Alessandro Pansa. Non è tutto, perché quand’anche con un improvviso scatto di reni l’inceneritore di Acerra venisse completato a tempo di record in ogni caso non ci sarebbe chi materialmente lo faccia funzionare, visto che il contratto con Fibe è stato rescisso e considerato che non è stato ancora preparato il bando per selezionare il nuovo gestore. Eppure anche qui la commissione bicamerale era stata chiara: «In attesa del nuovo gestore, il costruttore non può avviare le attivita di commissioning dell’impianto». E a sua volta la figura del gestore è indispensabile per l’ottenimento delle autorizzazioni all’esercizio e per l’intitolazione dei contratti di servizio, senza i quali non sarebbe possibile accendere l’impianto. Altro nodo: gli impianti di produzione di combustibile da rifiuti. Non producono materiale di qualità e vanno assolutamente adeguati. Il decreto approvato in Senato a luglio disponeva che il commissario entro novanta giorni, dunque entro l’8 ottobre (lunedì), avrebbe assicurato la messa a norma di almeno uno degli impianti esistenti di produzione di combustibile da rifiuti per cdr e fos di qualità. Fra i tanti si era parlato del cdr di Tufino, sequestrato da più di un anno dalla magistratura e per questo indicato come il primo fra quelli da adeguare, senza così generare interruzioni nel ciclo. Così non è andata. Mentre le discariche di Serre e Lo Uttaro vanno supportate con la scelta da parte delle Province di altri siti. Infine il piano rifiuti, quello che dovrebbe fare da timone per il passaggio alla gestione ordinaria a partire dal primo gennaio 2008. Sempre il decreto rifiuti fissava all’8 ottobre il termine per la definizione del piano da parte del Commissariato straordinario e della Regione, di concerto con il ministero e insieme alle Province. Il piano dovrebbe prevedere, «in armonia con la legislazione comunitaria, le priorità delle azioni di prevenzione nella produzione, riutilizzo, riciclaggio del materiale, recupero di energia e smaltimento e contiene l’indicazione del numero e della rispettiva capacità produttiva degli impianti». E la scadenza è ormai alle porte.

La risoluzione della questione rifiuti in campania, ahimè!, è ancora lontana!!!
Si punta su inceneritori (o termovalorizzatori li chiamano!!!) che sparano nell'aria inquinanti tossici!!!!
Si punta ancora su fondi per l'emergenza che vengono intascati puntualmente da politici corrotti e collusi con la camorra!!!!
Le grandi città ancora devono iniziare la raccolta differenziata, distruggendo il lavoro fatto dai piccoli comuni campani (alcuni dei quali sono arrivati all 80% di differenziata!!!), a causa degli interessi di cui sopra!!!!
Tutte le discariche sono gestite dai clan camorristici che hanno mangiato fin ora con i proventi statali, regionali ed europei!!!!
La situazione è complicata!!! Andrebbe resettata tutta la classe dirigente, troppo corrotta e collusa con la camorra!!!! Andrebbe fatta una guerra totale e decisa ai clan camorristici!!!! Andrebbe fatta una politica di recupero del territorio e dei valori!!!!
Lo so anche questa è una utopia!!!
Ma allora non devo credere a niente?????

03/10/07

Travaglio ministro di grazia e giustizia!!!!!



Mi piacerebbe credere che fosse possibile!!!! Vedere Travaglio come ministro di grazia e giustizia!!!!

Più che altro mi piacerebbe vedere tanti giornalisti che, come Marco, a prescindere dall'estrazione politica, facciano un giornalismo vero, libero, fatto di verità, atti, documenti, nomi!!!!!

E' un' utopia anche questa lo so!!!

La speranza è l'ultima amorire!!!!!!!!

Rassegna stampa

Porta Nolana riaccende la rivolta
Scritto da Angelo Carotenuto da la Repubblica Napoli, 03-10-2007

Corso Garibaldi e via Marina bloccate, caos intorno alla Ferrovia. I cassonetti dell´immondizia in fiamme, e in fiamme finanche il palcoscenico e le sedie usate lunedì sera in Piazza Mercato per un concerto di Mario Maglione e Peppino Di Capri. La rivolta di Porta Nolana s´è risvegliata così, in risposta a un nuovo intervento dei vigili urbani dell´ottava unità operativa fra gli ambulanti abusivi di via Sopramuro.
Una reazione che i pescivendoli scatenano alle sette e mezza di ieri mattina, andando a bussare alle porte di casa di alcuni consiglieri di Municipalità e trascinandoli in strada, perché assistano dal vivo alla baraonda. Viene occupata la sede dell´ex circoscrizione. Vengono occupate le strade, mandando in tilt il traffico.Poi l´incursione in piazza Mercato, dove non sono ancora state smontate le strutture usate per il concerto della sera prima. Incendiate pure quelle. Una situazione incandescente a cui dà il suo contributo un corteo di disoccupati che passa in via Toledo. Intervengono il Reparto mobile e la Digos. In strada c´è anche la polizia scientifica, con invisibili telecamere per riprendere i più sfrenati fra i manifestanti. Su quelle immagini sta lavorando ora la Digos. Nelle prossime ore potrebbero scattare le prime denunce. Un´altra insurrezione. Scene già viste a luglio, ad agosto, a settembre; scene che si ripetono puntuali dopo il sequestro dell´area da parte della Procura, ma anche adesso che la zona è stata reinserita con una delibera dal Consiglio comunale nell´elenco delle aree mercatali. Un documento che da solo non basta a far rivivere il commercio. A Porta Nolana contano i giorni e chiedono che si faccia presto. Ma nel frattempo, fra le maglie dei controlli quotidiani, gli ambulanti provano a tenere viva in tutti i modi la loro attività. «Dateci almeno una soluzione provvisoria», dicono, sapendo che per quella definitiva occorre del tempo. Non poco. Dopo la delibera passata in aula al primo giorno utile, sono stati rispettati i termini (25 settembre) per la preparazione di un progetto che mira al recupero delle condizioni igienico-sanitarie di Porta Nolana; passo indispensabile perché il Comune presenti istanza di dissequestro in Procura (l´inchiesta fu seguita dal pm Stefania Buda). Su planimetrie, grafici e rilievi a cura dei tecnici della Municipalità, il servizio progettazione mercati di palazzo San Giacomo ha preparato una bozza di piano, che dovrebbe essere presentata in giunta comunale già domani. Un primo ostacolo per la sua rapida realizzazione potrebbe essere però l´impegno di spesa, che prevede un tetto massimo di 2 milioni di euro. Decisamente gravoso, ammette chi l´ha visto. L´intenzione dell´assessorato al Commercio è reperire in tempi brevi almeno i fondi indispensabili a dare il via all´operazione di ripristino del decoro, perché i commercianti possano tornare al lavoro. Sarà richiesta la collaborazione ad altri assessorati. (da http://www.napolionline.org/)

02/10/07

AIMA!!!!

Dal Blog di Beppe Grillo

"L’associazione italiana malati di Alzheimer (AIMA) mi ha scritto una lunga lettera per richiamare l’attenzione degli italiani e delle istituzioni su questa malattia. Ci sono ben 800.000 malati in Italia. Mia madre fu una di loro. Si ammalò a 49 anni e morì dodici anni dopo suonando il piano, la musica fu il suo ultimo ricordo.
Nel 2002 l’AIMA commissionò un filmato a Tornatore che lo ambientò in Parlamento.
Il film non fu trasmesso dalla Rai e da Mediaset. Publitalia rispose : “Non ci sono spazi”. La Sipra, che gestisce la pubblicità della Rai, preferì il silenzio. I
politici, con rare eccezioni, si ritennero offesi dell’accostamento.
Il filmato è da oggi presente sul blog.

“Caro Beppe,è passato da poco il 21 settembre (Giornata Mondiale Alzheimer) e vorrei fare alcune considerazioni ad un pubblico (il tuo) che so attento e sensibile.Quando, quasi 23 anni fa, ho fondato l’AIMA, sapevo della malattia di Alzheimer solo quello che era capitato a mia madre e a me nei precedenti due anni: sapevo che era una malattia devastante, che aveva distrutto oltre al cervello e alla vita di mia madre, anche, totalmente, la mia vita. Avevo scoperto che in Italia pochissimi medici conoscevano la malattia, nonostante ci fossero (allora) circa 300.000 malati; avevo scoperto che non c’erano possibilità di cura o terapia e, soprattutto, che il Sistema Sanitario Nazionale ignorava totalmente l’esistenza del problema e quindi anche la sua portata; e scoprivo, giorno dopo giorno, che l’abbandono, l’isolamento, la disperazione, erano condivisi da tutti i familiari dei malati.Per AIMA i dieci anni successivi, sono stati fondamentali per conoscere e capire la malattia, come si aiuta il malato, come si deve comportare il familiare. La nostra conoscenza, la nostra consapevolezza, il nostro cogliere ogni occasione per parlare del problema, il nostro bussare a ogni porta costantemente e insistentemente, ha reso a tal punto visibile il problema Alzheimer che si è stati indotti a pensare che la cura del demente fosse cosa fatta. Invece, nella seconda metà degli anni Novanta si è raggiunta la certezza che la ricerca non avrebbe in tempi brevi portato a risultati clamorosi e risolutori, e i sistemi di welfare hanno preso coscienza della propria incapacità organizzativa e soprattutto dei propri limiti economici.Sono passati altri anni (quasi 9), e il “diario di bordo” riporta alcune novità: è stato fatto il progetto Cronos che non era esattamente ciò che avevamo chiesto, aveva un gran numero di difetti ingigantiti con il tempo, (la volontà di contenere l’uso dei farmaci, a fine di risparmio, è diventata via via più evidente), ma aveva il pregio di cominciare a disegnare una rete, e a diffondere competenza sul territorio. Poi il Cronos si è concluso ed è stato tradotto nella nota 85 (ancora restrizioni per i malati di Alzheimer): la rete di competenza (la rete delle UVA), ha mostrato i suoi limiti e benché abbia tentato di affrancarsi dal protocollo e fare un significativo salto di qualità, la totale e generalizzata mancanza di risorse ha impedito che questo avvenisse.Ma c’è altro da segnalare: nelle regioni, i Piani socio-sanitari sono risultati impermeabili ai bisogni dei malati di Alzheimer e dei loro familiari e anzi, per motivi squisitamente economici, si arretra rispetto a sensibilità che sembravano acquisite.Non è stato posto freno alla speculazione dei privati soprattutto nei servizi, anzi, “privatizzando” strutture pubbliche (ex-IPAB), spesso al collasso economico, queste sono state svuotate di contenuti e competenza per poter essere (economicamente) competitive. Non sono state create le reti (integrate) di servizi promesse, né quelle strutture di riferimento e competenza tanto necessarie alla medicina del territorio e alla famiglia. Non sono state attuate facilitazioni fiscali (ad es. risparmio sui consumi…) per le famiglie che assistono a casa un malato di Alzheimer, né è stato reso più conveniente farsi aiutare da una badante piuttosto che appoggiarsi ad una struttura.Non sono stati messi in atto quegli strumenti di controllo, necessari tanto più lo Stato è assente e affida ai privati l’assistenza dei più deboli. Non è stato affrontato il problema del “familiare che cura” e che deve lasciare il lavoro per curare il suo malato, né sono stati approntati strumenti adeguati per permettergli di mantenere il suo lavoro.Non è stata promossa la ricerca né tanto meno vi sono stati finanziamenti ad hoc....
Per dare ai malati di Alzheimer quello cui hanno diritto, bisogna RIVOLTARE la sanità.
Non ti sto a raccontare quello che ormai conoscono tutti: la popolazione invecchia, le malattie degenerative sono l’epidemia di oggi e di domani, i numeri sono spaventosi (800.000 malati solo in Italia…), ma ti faccio una domanda: ha senso una sanità pubblica centrata sull’acuzie, se il bisogno della popolazione è la cura della cronicità?... Il Ministro della Salute in carica è particolarmente attento e sensibile ai problemi della popolazione fragile (puoi credermi! ne ho conosciuti tanti…): ma avrà il coraggio di decisioni forti quali sono quelle che servono? E i normali cittadini (come me e te) sapranno darglielo il coraggio che la politica forse non le dà? Grazie, Beppe. (Ma, ne sono convinta, non è finita qui).”
Patrizia Spadin,
AIMA, www.alzheimer-aima.it"

La sensibilizzazione verso questa malattia taciuta è un obbligo per tutti!!!!
800000 malati in Italia sono tantissimi e l'invecchiamento progressivo della popolazione porterà ad un aumento spaventoso dell'incidenza di questa malattia e di tutte le malattie neurodegenerative (vedi Parkinson).
I costi della ricerca e della gestione dei malati sono altissimi, ma sono indispensabili!!!! Non si può lasciare l'onere interamente alle famiglie!!!!
Non si possono ignorare tante persone con i rispettivi familiari!!!!
La sofferenza è enorme, anche mia nonna ha l'Alzheimer e la gestione non è facile!!!
C'è sempre bisogno di qualcuno che li supporti!!!
Sensibilizzare l'opinione pubblica e la politica a queste malattie è importante per intraprendere una strada di supporto ed assistenza per i numerasi malati che verranno in futuro!!!
Aiutate l'AIMA in questa campagna!!!

MSF: situazione in Birmania!!!!

Medici Senza Frontiere in Birmania, dove dopo 40 anni di isolamento AIDS, tubercolosi e malaria uccidono come in Africa.

Dopo avere tentato invano di operare nel paese alla fine degli '80, Medici Senza Frontiere ha potuto iniziare a lavorare in Birmania (Myanmar) nel 1992.

MSF continua a incontrare enormi difficoltà a lavorare in maniera indipendente a causa delle restrizioni alla libertà di movimento dei propri operatori e del comportamento delle autorità birmane che ostacolano gli interventi di MSF nelle zone considerate “sensibili” (le zone di frontiera) tramite restrizioni, autorizzazioni multiple e rifiuti. Ciononostante MSF continua a operare nel paese utilizzando il poco spazio concesso perché i bisogni della popolazione birmana hanno raggiunto ormai i livelli di un'urgenza cronica e silenziosa. Il paese è completamente isolato dalla comunità internazionale da decenni e, di fatto, la presenza di rappresentanti della comunità internazionale è estremamente limitata.

Gli interventi di MSF sono indirizzati alle popolazioni più vulnerabili – vittime dirette o indirette del conflitto che perdura nel paese, particolarmente nelle zone di frontiera popolate dalle minorità etniche, ma anche nella capitale Rangoon (Yangoon). Le equipe di MSF forniscono cure contro la malaria, che ogni anno uccide decine di migliaia di birmani, la tubercolosi e le malattie sessualmente trasmissibili (tra cui l'HIV/AIDS) e la malnutrizione; forniscono inoltre cure materno-infantili.

La crisi attuale
Le equipe di MSF stanno prendendo le misure necessarie per garantire la continuazione delle terapie ai pazienti nel caso di un protrarsi della crisi, e stanno inoltre preparando materiale e personale d'emergenza per potere assistere gli ospedali in caso di un grande afflusso di feriti.

Amnesty International: manifestazione a Napoli 3 ottobre 2007!!!!!


CS105-2007: 02/10/2007


Myanmar: Amnesty International chiede al Consiglio Onu dei diritti umani di pretendere il rilascio dei manifestanti arrestati. Domani manifestazione a Napoli.

Oltre 35.000 adesioni on line all’appello su http://www.amnesty.it/


Amnesty International ha sollecitato oggi il Consiglio Onu dei diritti umani, convocato in sessione speciale, a pretendere dal governo di Myanmar il rilascio di tutte le persone arrestate nel corso delle manifestazioni pacifiche degli ultimi giorni.

“Abbiamo chiesto al Consiglio dei diritti umani di condannare fermamente le gravi violazioni dei diritti umani in corso a Myanmar e di chiedere la cessazione immediata della repressione nei confronti dei dimostranti pacifici” – si legge nella dichiarazione che Amnesty International ha presentato all’organismo delle Nazioni Unite.

“Il governo di Myanmar deve dare conto di tutte le persone arrestate dalle sue forze di sicurezza, dall’esercito e dalla polizia.

Non devono essere trattenute in centri segreti di detenzione e devono poter avere accesso ad avvocati indipendenti, medici e familiari.

Il governo di Myanmar ha inoltre l’obbligo di far sapere dove si trovano e di cosa sono imputati gli arrestati nonché di garantire che non siano sottoposti a maltrattamenti e torture”.

Secondo Amnesty International, il rischio che i manifestanti arrestati subiscano torture è elevato, data la persistenza di questo fenomeno da decenni, accompagnato dall’impunità più totale.

L’organizzazione per i diritti umani continua a chiedere al governo di Myanmar di rilasciare tutti i prigionieri di coscienza, oltre 1150 prima dell’attuale crisi, insieme alle oltre 150 persone arrestate ad agosto, nei primi giorni di protesta, a meno che queste ultime non siano incriminate per un reato di accertata natura penale.

Amnesty International ha chiesto al Consiglio dei diritti umani di assicurare che il Relatore speciale sulla situazione dei diritti umani a Myanmar continui a svolgere il suo importante lavoro, visitando il paese e riferendo allo stesso Consiglio dei diritti umani, all’Assemblea generale e al Consiglio di sicurezza dell’Onu.Infine, considerando la situazione stabilmente grave dei diritti umani a Myanmar, Amnesty International ha sottolineato che costituirebbe un segnale positivo di attenzione da parte dell’Onu se l’Alto commissario per i diritti umani Louise Arbour visitasse il paese.


Proseguono le iniziative della Sezione Italiana di Amnesty International: l’appello per la scarcerazione dei manifestanti arrestati nei giorni scorsi , pubblicato su http://www.amnesty.it/, ha già raccolto oltre 35.000 adesioni ed è ancora possibile firmarlo on line.Domani, mercoledì 3 ottobre, si terrà una nuova manifestazione di Amnesty International per chiedere il rispetto dei diritti umani a Myanmar: l’appuntamento è a Napoli, in piazza del Gesù, a partire dalle 17.30.

FINE DEL COMUNICATO


Roma, 2 ottobre 2007


Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:Amnesty International Italia - Ufficio stampaTel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it