| La rabbia giusta e pacata di chi ha sopportato per quarant'anni una discarica sotto casa... La stupidità di estremisti e violenti scagliata contro autobus e comando di polizia... La collusione delle istituzioni con la camorra nella gestione dei rifiuti... Fondi europei che rimpinguano tasche insanguinate... Città devastate dal dolore di tumori sempre più frequenti... Falde acquifere insudiciate dal percolato di rifiuti di tutta la campania... Un governatore camorrista che continua a comandare... L'inutilità di uno stato debole, colluso e mafioso... Tutta immondizia... Nonostante tutto, solo di questo riesco a parlare in questo blog, perchè la situazione è grave, ma nessuno fa nulla, tutti tirano a campare, i napoletani per primi, e si aspetta sempre il momento in cui non c'è più nulla da fare ed i violenti trovano terreno fertile per le loro azioni criminali... Buona fine... Buon principio... "No a infiltrati" Sabotaggi, raid e primo arresto Scritto da Antonio Corbo da la Repubblica Napoli, 05-01-2008 |
Si è aperto un filone giudiziario. Alberto Francini ha diretto la missione all´alba di giovedì, ieri è rimasto in ufficio lasciando i comandi nell´area della discarica al collega Sossio Costanzo. Doveva guidare le indagini sull´incendio dei quattro bus. Commissariato San Paolo e Digos valutano tutte le segnalazioni sugli infiltrati, il grande nodo della rivolta di Pianura. È della polizia il primo arresto: agenti in borghese avevano captato tra la folla cenni di intesa e una frase, «la roba è qui». Fu indicato un involucro in uno scasso. Non potevano fermare durante la protesta di oltre mille persone Luigi Paolella, detto "Macchiolella", 50 anni, proprietario dello spazio per auto rottamate. L´hanno preso ieri. Deve rispondere di detenzione di materiale esplodente. Le indagini proseguono per eventuali collegamenti con l´incendio dei bus. Il presidente dell´antiracket segnala che ragazzi mascherati in sella a scooter attraversano Pianura ordinando ai commercianti di fermarsi. «La malavita ormai guida la rivolta», dice Cuomo, responsabile di Confesercenti. Ma Cuomo non conosce le strategie degli investigatori. Registrano tutto ma non allargano lo scontro, per ora concentrano le risorse. Hanno un solo obiettivo: aprire la discarica. L´attività investigativa, coordinata dalla Procura di Giandomenico Lepore, si svilupperà in tempi brevi.
È fermo il lavoro dei tecnici in cima alla discarica. La Simont aveva chiesto sei giorni per stendere i teloni e accogliere i rifiuti nel sito di stoccaggio, in attesa che aprisse il Fosso, vero obiettivo con i suoi quasi due milioni di metri cubi, quanto basta per rinviare di tre anni l´emergenza rifiuti a Napoli. Nella notte vi è stato un sabotaggio. Qualcuno ha staccato i cavi idraulici di due escavatrici sull´altopiano di Contrada Pisani, benché presidiato. Paralisi nella raccolta, paralisi nel quartiere, paralisi nella discarica. Tempo che si consuma in attesa di chi e di che cosa? Il sindaco Iervolino, che Marco Nonno fa ascoltare a viva voce dal suo telefonino a decine di donne, ripete che è «con la gente dei Pisani, in questa battaglia io ci credo, ma sono sola». Un sindacalista, Domenico Merolla, interrompe gli applausi. Una frustata: «Se non può far nulla, che si dimetta». Tutti giurano che i camion non passeranno, «siamo pronti a stendere i nostri corpi sulla strada per non farli passare». È la fierezza disperata di Contrada Pisani.
«Siamo contrari alla discarica ma vanno isolati elementi che vogliono realizzare disegni anarcoidi come i giovani dei centri sociali. Alleanza Nazionale invita tutti i cittadini ad isolare ed espellere dal legittimo movimento di protesta questi corpuscoli estranei e sediziosi», scrivono Luigi Bobbio e Fabio Chiosi, presidente provinciale e coordinatore cittadino. An guida la protesta di Pianura, il suo consigliere comunale Marco Nonno non si è mai mosso. Marcello Taglialatela è il solo deputato che si sia visto tra i manifestanti e nella sede della Municipalità. «Via provocatori e infiltrati», grida Giorgio Di Francia, omonimo del proprietario della discarica. Si dimena grande e grosso con un megafono, tra la folla. «Io sono nato in questa merda, sono cresciuto mentre qui gonfiavano di veleni la discarica, ma sotto la monnezza non voglio più tornare, lottiamo noi, lottiamo tutti, ma senza infiltrati e provocatori, è una questione solo nostra», urla tra gli applausi ancora Di Francia, che è di Contrada Pisani. Qui le attività, lentamente spuntate, sono ferme. Le strade chiuse da tronchi d´albero sradicati. La discarica vuol dire anche miseria. Carrozzieri, meccanici, piccoli artigiani, distributori di benzina, trattorie, panifici: è la modesta, orgogliosa economia di Montagna Spaccata, piccoli sogni di vita normale che sembrano ormai svanire. «È del lavoro che vorrei parlare, un cavallo dà lavoro, qui ce ne sono di bellissimi e a centinaia», dice Simonetta Cipriani, presidente della federazione Sport Equestri, mentre sfilano gli splendidi anglo-arabi del maneggio a beneficio delle telecamere di "Vita in diretta", programma Rai. Una tentazione per le signore di Pianura: l´effetto tv è folgorante, anche le più composte ed eleganti si abbandonano a isterismi plateali, «deve venire qui il sindaco e con il suo corpo fermare i camion che verranno a portare l´immondizia». Con i cavalli sfilano anche i bambini, issano cartelli del giallo più telegenico. «La morte ci aspetta». Ma sorridono, beata ingenuità.
È quasi buio quando Pietro Diodato, il consigliere regionale di An, appare con i suoi fedelissimi. Settanta, ottanta. Ribalta la sua posizione: non era possibilista e voleva trattarne la riapertura? Tenta l´occupazione della discarica, per il sentiero scavato nel bosco dalla polizia giovedì, per aggirare i manifestanti. C´è un vicequestore, è pronto Angelo Lamanna con ispettori in borghese e un plotone di carabinieri. Il blitz fallisce subito, ed è costretto Diodato a misurarsi con le polemiche di chi non dimentica. Altri rinforzi, a Napoli oltre al Reparto Mobile di Pizzofalcone, sono sono quelli di Catania, Taranto, Cagliari. In preallarme Firenze e Padova. Sembra tutto calmo. Sembra. Poi cala la notte.
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In attesa della cementificazione delle
Qui lo chiamano «il mostro». È il monumentale camino a tre canne che come un organo barocco svetta ad oltre centodieci metri dal suolo su immensi panettoni di rifiuti stoccati poco più in là, sull'ex stabilimento della Montefibre (altra temutissima presenza inquinante del recente passato) e su quel che resta della campagna circostante, coltivata a broccoli e lattuga, ma soprattutto nutrita dall'olezzo che vaga per l'aria, spessa come torrone, e ossessivamente aggredita da mosche.
