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09/10/07

Rassegna stampa!!!

L'Italia è un'associazione mafiosa a conduzione familiare!!!

E' uno schifo girarsi attorno e vedere politici mafiosi che si fanno le leggi per proteggersi dai magistrati!!!!

E' uno schifo vedere politici di sinistra avere gli stessi atteggiamenti di Berlusconi!!!

E' uno schifo vedere come viene trattato Santoro, che io non stimo tanto come giornalista, ma che ha fatto davvero una bella trasmissione, dove si può parlare in libertà (o forse dovrei dire si poteva vista la censura imminente!!!)

L'Italia non è solo questo certamente, ma questo non basta per stare a casa seduti sulla poltrona a non fare nulla!!!

La mafia è una montagna di merda!!!! Il parlamento è una montagna di merda!!! I politici sono una montagna di merda!!!

Brindisi, 09/10/2007

Operazione DIA: 12 arresti per estorsioni e drogaImportante operazione anticrimine delle Direzioni Investigative Antimafia di Lecce e Bari.

Nella mattinata di oggi è stata sgominata una associazione di tipo mafioso operante a Brindisi e provincia. Agli arresti sono finiti 12 individui accusati di appartenere ad un'associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti tra Brindisi e Durazzo, alle estorsioni con l’utilizzo di attentati incendiari, danneggiamenti e furti, nonchè al riciclaggio di denaro provento di attività illecite. L’operazione, denominata "Berat-Dia", si è sviluppata sostanzialmente su due tronconi, quello del traffico di droga e quello delle estorsioni. Entrambi i filoni, però, sarebbero riconducibili ad un sodalizio criminale capeggiato da Giuseppe Raffaele Brandi, esponente di spicco della Sacra Corona Unita condannato con sentenza definitiva, e dal fratello Francesco Giovanni. Le indagini avrebbero accertato come l'organizzazione, anche al fine di imporre servizi di protezione e guardiania alle aziende, commetteva furti, danneggiamenti ed estorsioni ai danni di imprenditori edili, agricoli e commerciali. In tale ambito rientrerebbe anche l'attentato di San Silvestro contro la Peritas Srl, i cui silos, contenenti sostanze altamente tossiche, furono colpiti da alcuni colpi di fucile.

L'atto, secondo gli inquirenti, sarebbe derivato dal mancato affidamento dei servizi di guardiania ad alcuni gruppi vicini ai malavitosi arrestati nell'operazione odierna. Sul versante del traffico internazione di sostanze stupefacenti gli investigatori hanno accertato l’importazione dall’Albania di ingenti quantitativi di eroina e cocaina. Secondo l'accusa l'organizzazione faceva riferimento a "I fratelli Semaforo" Arben e Viktor Lekli, ed ai brindisini Antonio Lococciolo e Gianfranco Contestabile, appartenenti al clan "Brandi".

Nell’operazione sono rimasti coinvolti anche un noto gioielliere di Carovigno, Fiorenzo Borselli, ritenuto responsabile di aver svolto attività finalizzate a riciclare presso il casinò di Venezia denaro sporco (50.000,00 euro), Giuseppe Di Gerardi indicato come uomo di fiducia dei fratelli Brandi.

Tra gli indagati anche Massimiliano Oggiano, capogruppo di Alleanza Nazionale al Consiglio Comunale di Brindisi. A suo carico vi sarebbero le accuse di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione elettoraleInfine la Dia ha sequestrato beni mobili ed immobili per un valore complessivo di un milione di euro nella disponibilità di alcuni dei destinatari dei provvedimenti cautelari. (tratto da www.brundisium.net)

INTERCETTAZIONI TRA BERLUSCONI E CUFFARO NON DISTRUGGETELE

4 ottobre 2007


PALERMO. Sarà il capo della procura di Palermo Francesco Messineo a rappresentare l’accusa nell’udienza in cui il gup Fabio Licata dovrà decidere se distruggere o meno le bobine relative alle conversazioni telefoniche intercettate tra l’ex premier Silvio Berlusconi e il Presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro. Era stato infatti il procuratore capo appena insediato nell’ufficio palermitano a firmare per la revoca della distruzione di quelle bobine. Lo aveva fatto il 20 giugno scorso argomentando che seppure le intercettazioni non avrebbero avuto un rilievo probatorio nei confronti dell’on. Cuffaro, sotto processo per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e attualmente indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, le telefonate avrebbero potuto autonomamente rappresentare una fonte di prova imputabile ad altri soggetti politici e pubblici ufficiali. Uno fra tutti Silvio Berlusconi a cui potrebbe essere contestata la fuga di notizie relativa a informazioni vincolate dal segreto istruttorio. Le conversazioni in questione sono quelle registrate a cavallo tra il 2003 e il 2004, relative all’inchiesta sulle “talpe” che aveva appena portato all’arresto del maresciallo del Ros Giorgio Riolo, il maresciallo della Dia Giuseppe Ciuro e il manager della sanità Michele Aiello. Tutti personaggi legati a doppio filo con Totò Cuffaro il quale evidentemente temeva di fare la stessa fine. Il blitz infatti era scattato il 5 novembre 2003 e la prima intercettazione con il Cavaliere risale a qualche giorno dopo. In quelle telefonate ma soprattutto in una che nemmeno era stata trascritta perché ritenuta irrilevante, il Cavaliere di Arcore avrebbe rassicurato Cuffaro di aver saputo che nei suoi confronti ci sarebbe stato un orientamento favorevole all’interno di “alcuni” uffici. Berlusconi avrebbe anche riferito al leader dell’Udc siciliana di aver appreso dall’ex ministro dell’interno Beppe Pisanu che la situazione sarebbe stata tutta sotto controllo. Queste ed altre erano state le conversazioni destinate ad essere neutralizzate secondo una disposizione del gip che affidò l’incarico di distruzione alla Procura. Il decreto però era stato sospeso a causa di un durissimo scontro all’interno della Dda di Palermo fra pm favorevoli e contrari all’eliminazione di quelle prove. Un empasse sbloccato il 20 giugno scorso da Messineo firmatario della richiesta che potrebbe salvare quelle intercettazioni. All’udienza di venerdì prossimo, nel quale il gup si riserva di ascoltare le parti, hanno già annunciato la loro presenza gli avvocati dell’ex premier: Nicolò Ghedini e Ugo Minacci.

Silvia Cordella (tratto da www.antimafiaduemila.com)

CASO DE MAGISTRIS: SIAMO ALL'ASSALTO ALLA BAIONETTA
Inviato da : redazione Mercoledì, 26 Settembre 2007 - 20:22

Caso De MagistrisIl commento di Gioacchino Genchi*

Siamo all’assalto alla baionetta. Quando si toccano i “Santuari” della politica e dei potentati economici, queste reazioni sono prevedibili.L’ho detto anni fa e lo ribadisco adesso.Non mi sorprende nemmeno la tempistica con cui arriva l’interpellanza del capogruppo dell’UDEUR alla Camera, di cui rispetto comunque le prerogative parlamentari.Dopo il violento attacco personale del Ministro Mastella, solo perché ho accettato - com’era mio dovere – di eseguire alcune accertamenti tecnici su alcuni suoi “amici”, dirette dal Pubblico Ministero di Catanzaro Luigi De Magistris, l’iniziativa del capogruppo del suo partito alla Camera non è altro che una delle tante conferma di quanto di peggio sta accadendo in questi giorni.Probabilmente le ire e le preoccupazioni di Mastella e dei suoi “amici” vanno ben oltre le ultime vicende di Catanzaro e riguardano altri fatti e altri suoi “amici” e “compari”, di cui – com’è noto - mi sono occupato e mi sto occupando per conto di ben altro ufficio giudiziario.Non è la prima volta che vengo fatto ad oggetto di attacchi parlamentari, solo e soltanto per avere fatto il mio dovere.In occasioni di precedenti e di analoghe iniziative ispettive, sebbene portate avanti da parlamentari della precedente coalizione di governo, ho molto apprezzato la completezza e l’obiettività della risposta fornita dal Ministro dei rapporti col Parlamento dell’epoca Carlo Giovanardi (dello stesso partito e della stessa coalizione dell’interpellante dell’epoca), di concerto col Governo ed a seguito delle accurate ispezioni dei Ministeri della Giustizia e dell’Interno.A parte questo, non ho mai avuto bisogno della fiducia dei Governi che si sono succeduti, per fare bene il mio lavoro.Mi è bastata e mi basta la fiducia e la stima di tanti magistrati per bene, con cui lavoro. Magistrati bravi, onesti e coraggiosi, come Luigi de Magistris.Magistrati che in Italia hanno ancora il coraggio di fare il loro lavoro, non curanti dei rischi che corrono.Una volta c’era solo da guardarsi dalle aggressioni della Mafia.Oggi c’è da preservarsi da altre insidie e pericoli.Le insidie ed i pericoli che si colgono all’orizzonte sono per lo stato di diritto, per l’indipendenza della magistratura, per la libertà di stampa e per l’essenza stessa della democrazia.Ringrazio della solidarietà i tanti magistrati, poliziotti, carabinieri e giornalisti che si stanno affrettando a telefonarmi.Ho la coscienza a posto di avere fatto solo e soltanto il mio dovere.Sono sereno e continuo a fare il mio lavoro, fino a quando in Italia potrà respirarsi l’ultimo anelito di libertà e fino a quando ci saranno magistrati liberi, indipendenti e coraggiosi che mi chiederanno di farlo.

*Gioacchino Genchi*Consulente informatico delle procure

(tratto da http://www.antimafiaduemila.com/)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Perche non:)

Anonimo ha detto...

imparato molto